Il mese scorso ho continuato a scrivere il mio articolo "Poker vs Scacchi". Sono andato ancora più a fondo su alcune delle somiglianze e delle differenze rilevanti tra i due giochi.

Come in una buona lettura con tante storie parallele ci sono alcuni importanti crossover strategici tra questi due giochi.

Partendo da questo presupposto, non sorprende imbattersi in un valido giocatore di scacchi ai tavoli da poker. L'appassionato di scacchi, Martin Staszko, mentre si apprestava ad approdare al secondo posto nel Main Event delle WSOP 2011, ha descritto il poker come "un gioco da ragazzi".

Lo sappiamo, gli scacchi non sono esattamente il gioco più sexy del mondo. Non ci sono superstar social degli scacchi famosi.

Il profilo di Magnus Carlsen

Il bluff di Magnus

Il Turn: 5 di picche

Il River: Donna di fiori

Quindi, puoi immaginare lo shock quando mi sono imbattuto in un video di Magnus Carlsen che ha sparato un enorme bluff al Norwegian Championship di poker.

Magnus chi?

Anche se ci saranno sicuramente in edicola più poster di Cristiano Ronaldo, Magnus Carlsen è il giocatore più vicino a una superstar che gli scacchi hanno mai avuto. Carlsen è uno dei più grandi giocatori di scacchi di tutti i tempi. Raccontiamo, invece, la sua storia nel poker...

Una prestigiosa scacchiera


Condividiamo i risultati di una simulazione eseguita sul calcolatore di probabilità "Elo Win" per darvi un'idea di quanto sia bravo il personaggio in esame. Potete utilizzare lo strumento delle valutazioni delle abilità dei giocatori per calcolare la loro percentuale di vincita.

I risultati mostrano le probabilità di vittoria al meglio di 20 partite tra Carlsen e Lireza Firouzja, il secondo miglior giocatore del mondo. (Ho ricavato i loro punteggi di valutazione delle abilità da Wikipedia.)

RISULTATO
PROBABILITA'
CARLSEN VINCENTE
0.8383312233
FIROUZJA VINCENTE
0.091182413
PARI
0.070486364

Come puoi vedere, Carlson è decisamente strafavorito, anche contro il secondo miglior giocatore del mondo.

È chiaro che Magnus è un maestro di straordinaria strategia, ma come può applicarla, con la stessa efficacia, ai tavoli da poker?

Diamo un occhiata al suo bluff e scopriamolo.

La mano comincia:

Carlsen riceve due Assi. L’azione folda fino a lui nella hi-jack. Apre a 11mila con le blind a 2500/5000, cifre che sono relativamente standard per questo punto di un torneo.

Si possono vedere giocatori più esperti puntare di più in casi del genere, in particolare nei tornei multitavolo dal vivo, in cui le puntate possono essere un po’ più particolari. Ma giocare più basso è di solito il modo in cui si apre da questa posizione, in un tentativo di rubare i blind.

  • Le mani forti sono rare. Quindi, questa frequenza del raise maggiore significherà che aprirete spesso con tante mani deboli in questa posizione, il che vi rende vulnerabili alle alle 3bet.
  • Usare puntate minori di default è una scelta buona. Minimizza il vostro investimento di fiches quando siete 3bet e siete costretti a foldare.

Ovviamente, Magnus non vedrebbe l’ora di ricevere una 3bet in questo caso. Ma parlando delle puntate standard, è fondamentale considerare il quadro generale.

Nonostante la dimensione della puntata sia standard, sembra che Magnus abbia almeno un minimo di esperienza nel poker.

Forse sta copiando quello che ha visto fare a tutti gli altri (molte persone lo fanno quando hanno iniziato da poco), ma fattori come il modo in cui Carlsen si siede e maneggia le sue fiches suggeriscono che si trovi parecchio a suo agio al tavolo. E questa osservazione è qualcosa da considerare man mano che la mano va avanti.

Comunque, il bottone chiama, entrambe le blind anche e si arriva al flop.

Due assi!

Il Flop: Jack di picche, 8 di picche, 3 di picche

Entrambe le blind decidono di checkare e l’azione passa a Magnus, che da 21mila passa a 51mila, che è circa il 40% del piatto.

Ci sono state critiche parecchio forti a questa puntata in un thread in un post su Facebook. Molti hanno detto che avrebbe dovuto checkare anche lui, per avere un minimo di controllo sul piatto.

Ma questa giocata ha comunque. i suoi meriti. È una "mossa", passateci il sostantivo visto che in esame c'un Maestro di scacchi, intelligente contro giocatori che scelgono con cura le mani di partenza. Questi ultimi saranno molto meno propensi a chiamare sia prima che dopo il flop (rendendo più complicato creare valore nella mano). Giocatori del genere sono quelli che ti porteranno a mostrare le carte con più facilità.

Checkare contro buoni giocatori o che giocano le loro mani in maniera molto aggressiva è un’altra opzione. I giocatori aggressivi possono rendervi la vita complicata.

Ma per alcune ragioni sono un fan del puntare alto in questo caso, contro avversari deboli o che non si conoscono.

  • Mani peggiori chiameranno


Prima di tutto, ci saranno molte mani pessime che vorranno continuare a questo punto, specialmente perché nel piatto ci sono entrambi i blind. Le attraenti dimensioni del piatto prima del flop significa che questi avversari chiameranno con un range molto ampio. Potrebbero avere coppie o mani incomplete, e vorranno chiamare almeno una puntata.


Ricordatevi, la gente odia foldare!

  • Le mani ad alta equity folderanno


Allo stesso modo, se noi puntassimo in alto ci sarebbero parecchie mani ad alta equity che folderebbero. Mani come 4 di picche e 4 di quadri, Asso di quadri e due di picche o Asso di cuori e 9 di picche, per esempio, non dovrebbero lottare molto. Hanno una equity che si aggira tra il 30 e il 40%, quindi portarle avanti nella partita è un grande risultato.

E questo rende anche meno improbabile che qualcuno superi la nostra mano quando puntiamo e riduciamo il campo dei partecipanti.


Non capitemi male. Non avere l’Asso di picche rende una puntata del genere un po’ come andare oltre i limiti di velocità senza assicurazione. C’è un buon numero di mani non complete che hanno un equity edge leggermente maggiore (come Jack di cuori e 9 di picche, 10 di picche e 9 di cuori, Donna di picche e Jack di cuori).


Ma puntare rende anche più complicato per gli avversari accorgersi della loro equity, specialmente se gli avversari non sono particolarmente aggressivi nel loro modo di giocare.


Non avere l’Asso di Picche ci permette di ottenere valore da esso e ci sono anche molte altre mani da cui ottenere valore. Per esempio, siamo favoriti circa all’80% contro altre mani non a picche, come KdJd, JcTc, QcJd. Queste mani non andranno da nessuna parte.

E in più dei range più ampi arrivano come prodotto collaterale delle puntate alte delle blind prima del preflop.

Quindi, qualsiasi carte a picche abbiano questi giocatori, non saranno necessariamente forti come quelle che ha il giocatore al bottone (è molto meno probabile che il bottone abbia mani scarse e non dello stesso seme come J8o, 9To o 79o.) 

Mettiamo che i giocatori nelle blind decidessero di chiamare e di migliorare. C’è comunque il potenziale per farli cadere nel bluff più tardi. Oh, aspettate. Scusate! Attenzione agli spoiler!

Comunque, checkare a questo punto rende più complicato che gli avversari foldino nei turni successivi.
 

  • Un fold facile se c’è un raise


Puntare permette ai nostri avversari di fare un raise, ovviamente. E nonostante sia brutto subire un raise a questo punto, abbiamo una decisione complicata da prendere di fronte a un raise. Sì, è fastidioso dover foldare degli Assi, ma per vincere un sacco bisogna essere…ehm, qual è una parola carina per dire “pazzi”?

Ambiziosi?


Molto di questo ragionamento deriva dal fatto che il piatto è a più giocatori. È più che probabile che chi ha mani come tris, doppie coppie o colori giochi in maniera veloce per proteggersi. Vogliono evitare che gli altri giocatori scappino, per ottenere ulteriore valore (il che è più semplice se ci sono più giocatori per il piatto).


Più giocatori di solito significa più chiamate. E quindi ci sono meno possibilità che anche altra gente cominci a bluffare in maniera folle. E se dovessimo affrontare troppa resistenza, possiamo tranquillamente foldare.
 

  • Mantenere l’iniziativa

Puntare ci permette anche di mantenere l’iniziativa. La mano diventa già semplice per noi da gestire, specialmente se il bottone decide di foldare. Possiamo dettare i tempi sia del turn che del river. E a meno che il tavolo non sia molto passivo, un check renderebbe questa cosa molto più complicata.

Quindi, se puntiamo succedono un sacco di cose buone:

  • possiamo ottenere valore;
  • neghiamo l’equità;
  • preparare future puntate (se decidiamo di voler bluffare);
  • proteggere la nostra mano e aggiungere anche un po’ di vibrazioni del tipo “Ciao, sono Magnus Carlsen e sono un vero cattivone”.

La maggior parte degli avversari che non si conoscono gioca in maniera abbastanza onesta in piatti a più giocatori come questo, ecco perché sono un grande fan di questa puntata sul flop.

Comunque, il bottone e la SB foldano. Il BB segue e arriviamo al turn.


Il Turn: 5 di picche

Il turn è dove le cose cominciano a farsi interessanti. Il BB checka e Magnus decide…di giocare alla vichinga contro il suo avversario, mettendo un bluff di 30mila, che è più o meno il 30% del piatto.

…capito? Campionato, norvegese, Scandinavia, vichinghi? Vabbè, lasciamo stare e torniamo a noi…

Comunque, se guardassimo a questa puntata isolandola, probabilmente non sembrerebbe così intelligente:

  • Diamo all’avversario una bella cifra da chiamare.
  • È complicato che chi ha mani peggiori chiami in questo caso.
  • Abbiamo mostrato di avere una mano così buona in grado di battere parecchie mani, che gli altri folderanno.

Detto questo, consideriamo la puntata nel suo contesto. Se partiamo dal presupposto che Carlsen l’ha fatta seguendo un piano, è appetibile, specialmente contro il range del big blind.

Ricordate, stiamo parlando di una delle migliori menti strategiche di tutti i tempi. Sarebbe assurdo pensare che un uomo capace di essere dieci mosse avanti a se stesso in una partita distacchi possa tirare le fiches qua e là senza un piano ben preciso.

La ragione principale per cui mi piace la sua puntata nel turn, però è che è di piccole dimensioni. Una puntata di queste dimensioni spinge l’avversario a chiamare se ha doppia coppia, tris o colore, il che è perfetto per noi, andando verso il river.

Sì, mi avete sentito bene, ho detto che è un bene che gli avversari chiamino con mani migliori della nostra quando stiamo bluffando.

Lasciatemi spiegare cosa voglio dire:

Come era il caso nel preflop, più alto il range di mani diventa, più debole è.

1. Quando puntiamo sul turn un po’ meno, il nostro avversario può chiamare a una cifra migliore con più combinazioni di mani. E quindi noi possiamo attaccare queste mani con una puntata alta sul river (il che è esattamente quello che accade qui).
 
2. Allo stesso modo, se puntiamo più forte, il nostro avversario folderà più spesso nel turn se ha mani deboli. Quindi, chiamare renderà il range del river più forte. Un bluff nel river sarebbe più costoso e meno funzionante.

E anche le dimensioni della puntata hanno senso. Con una carta così spaventosa nel turn, è credibile che puntiamo un po’ di meno su un colore forte.

La dimensione della puntata rende difficile per l’avversario fare un raise al bluff. Il fatto che abbiano checkato o chiamato al flop indica la volontà di andare avanti fino a mostrare le carte.

Non c’è niente di male a rallentare un po’ in una situazione simile Probabilmente saremo in grado di checkare e di battere una mano simile a un KJ abbastanza spesso al river. Ma questa opzione è utilizzabile soltanto contro avversari più passivi.

Contro avversari più forti, checkare qui aumenta la possibilità che trasformeranno la mano in un bluff importante nel river. È improbabile che noi checkiamo un buon colore in questo turno con un piatto così alto.

Ci lascia anche con parecchio a cui pensare e ci toglie l’opzione di bluffare in maniera credibile quando pensiamo di essere battuti.

Valutando tutto, penso che la puntata bassa di Magnus al turn sia una grande idea. Mette l’avversario in una posizione complicata e crea i presupposti per una buona situazione nel river.

Villain checka/chiama e arriviamo al river.

Il River: Donna di fiori

Il river è la Donna di Fiori e il nostro avversario checka a Magnus, che mette su altri…come, scusa? Villain guida con 30mila e Carlsen alza a 100mila!

Non credo che a questo punto la puntata del BB sia una buona idea. Generalmente, penso che sia meglio guidare il gioco con carte che sono meglio per il tuo range.

  • Questo renderà più probabile il fatto che l’avversario checkerà a sua volta.
  • E quindi o perderete valore, o perderete al momento di mostrare le carte.

Ma questo river è pesante, dato quello che c’è sul tavolo, quindi è una mossa che non mi piace.

Sarei più d’accordo con lo spingere l’avversario a guidare se la BB avesse un colore all’Asso, visto che questo indebolirebbe significativamente il valore del range di Carlsen. Ma credo che probabilmente sia una cosa più standard lasciare il nostro avversario sballottato sul posto per le stesse identiche ragioni.

Alla fine, Magnus decide di fare un raise a 100mila, che non per niente sorprendente vista quanto è bizzarra questa situazione. Mi ricordo di aver provato un donk-lead come questo contro Davidi Kitai nel Main Event delle WSOPE 2017, è andata alla stessa maniera. Amici, quel giorno mi hanno massacrato!

Comunque, anche in questo caso mi piace la dimensione della puntata di Carlsen. Il range di Magnus è già molto polarizzato quando fa raise qui, quindi non c’è bisogno di aumentarlo ulteriormente.

Allo stesso tempo, sembra incredibilmente forte e dà a se stesso un grandissimo prezzo sul bluff.

Quando si tratta di bluffare, l’opera d’arte è trovare l’equilibrio tra quanto si rischia e la frequenza con cui l’avversario folda. Un raise di 70mila rappresenta una buona parte dello stack rimasto al suo avversario. Quindi, penso che la scelta di fare raise a 100mila sia un buon equilibrio.

Certo, un all-in avrebbe probabilmente ottenuto più probabilità di vedere un fold, ma sarebbe stato anche molto più costoso e avrebbe fruttato di meno.

Senza pensarci troppo, il BB folda e Magnus porta a casa il piatto, mostrando quanto una mente acuta e allenata agli scacchi possa essere trasferita al tavolo da poker. 

Vista nel suo insieme, mi è piaciuto come Magnus ha giocato questa mano. Una via più passiva sarebbe stata anche un’opzione fattibile. Molti giocatori avrebbero (comprensibilmente) alzato bandiera bianca al flop o al turn e avrebbero perso al momento di mostrare le carte.

Il turn è stato la fase fondamentale. Sarebbe stato un errore puntare sul turn e non sul river.

Ma fortunatamente per Carlsen, ha avuto gli attributi per andare avanti.

Titoli di coda, signori: fategli un inchino.

Sean Chaffin è uno scrittore freelance di Crandall, Texas. I suoi articoli vengono pubblicati su numerosi siti e riviste. Seguilo su Twitter @PokerTraditions. Sean è anche il moderatore del podcast True Gambling Stories, disponibile su iTunes, Google Play, TuneIn Radio, Spotify, Stitcher, PokerNews.com, HoldemRadio.com e altre piattaforme.