Procediamo però con ordine nel ripercorrere gli eventi che hanno portato all’acme e in seguito al declino di uno dei migliori giocatori nella storia del poker.

Phillip Dennis Ivey Jr. nasce il 1 febbraio 1976 a Riverside, in California, ma a soli tre mesi di vita si trasferisce con la famiglia a Roselle, in New Jersey. Sin da piccolo coltiva il sogno di diventare un giocatore professionista, propiziato anche dal nonno, che gli insegna la variante del poker Five­card Stud, alimentando l’entusiasmo del giovanissimo Phil. Tuttavia, questi sviluppa e affina il proprio smisurato talento innato giocando per qualche anno a casa di un amico del padre. In questo periodo, il futuro campione si attribuisce lo pseudonimo di Jerome Graham, e sarà proprio questo il nome che comparirà sulla falsa carta d’identità con cui l’allora teenager Ivey, in barba alle leggi statunitensi sull’età minima per accedere ai casinò, riuscirà a fare le sue puntate nelle case di gioco di Atlantic City. Uno dei suoi soprannomi, “No Home Jerome”, nasce proprio all’alba della sua carriera, col giovane Phil che in più di un’occasione si vede costretto a fermarsi a dormire sulla spiaggia dopo aver perso l’ultimo autobus di ritorno a casa.

Il 2000 è l’anno che segna l’inizio della carriera professionistica di Ivey, che all’età di 24 anni vince il suo primo evento delle World Series of Poker, il $2.500 Pot Limit Omaha w/Rebuys, che gli frutta una vincita di 195.000 $, oltre al primo braccialetto WSOP della sua giovane carriera. L’americano risulta inoltre essere il primo giocatore capace di battere Amarillo Slim in un testa a testa durante un tavolo finale alle World Series of Poker; piccola curiosità: lo scontro heads­up resterà l’ultima apparizione di Slim a un tavolo finale di questo livello. Sin dalle sue prime stagioni da professionista, Phil diventa un giocatore temuto anche all’interno dei tornei che prevedono un’alta quota d’iscrizione. Nel 2002 si trasferisce a Long Beach, in California, e alle World Series of Poker che si tengono nello stesso anno a cavallo tra il 19 aprile e il 28 maggio arriva la clamorosa conquista di altri tre braccialetti WSOP, in virtù delle vittorie ottenute agli eventi $1.500 Seven­card Stud, $2.500 Seven­card Stud Hi­Lo e al torneo di $2.000 S.H.O.E., per un montepremi complessivo che supera i 350.000 dollari. La straordinaria “tripletta” gli consente di eguagliare il record di maggior numero di vittorie conquistate nello stesso anno alle World Series, record già detenuto in coabitazione da Phil Hellmuth Jr., Ted Forrest e Puggy Pearson (a cui si aggiungeranno in seguito Jeff Lisandro e George Danzer). Proprio in quei giorni, inoltre, Ivey sposa Luciaetta, sua ex­ compagna di liceo (da cui poi divorzierà a dicembre 2009).

Nei tornei che seguono non arrivano grandissimi squilli, ma va segnalato il terzo posto raggiunto al “Poker Superstars Invitational Tournament” del 2004, che gli garantisce un premio di 400.000 $. L’8 maggio 2005 Ivey ottiene un ottimo secondo posto al $10.000 No­Limit Hold’em Main Event dell’Harrah’s Lake Tahoe, in virtù del quale si porta a casa un premio che sfiora i 300.000 dollari. Il $5.000 Pot­Limit Omaha lo vede protagonista di un risultato ancora più prestigioso e proficuo: primo posto, un bottino da 635.603 $ e, soprattutto, la conquista del quinto braccialetto WSOP. Qualche mese dopo, a novembre, giunge il doppio trionfo agli eventi $25.000 No Limit Hold’em (premio da un milione di dollari) e $120.000 Full Tilt Poker Invitational (per un’ulteriore vincita di 600.000 $), entrambi disputati a Montecarlo. Alla fine della stagione, Ivey viene insignito dei riconoscimenti come miglior giocatore no­limit, miglior giocatore heads­up e giocatore più temuto.

Nel 2006, il campione americano mostra nuovamente il suo grandissimo valore al tavolo da poker. Andy Beal, banchiere miliardario appassionato di matematica e di Texas Hold’em, aveva iniziato a sfidare qualche anno prima una cordata di giocatori nota con il nome di “The corporation”, formata da poker pro del calibro di Todd Brunson, Ted Forrest, Johnny Chan e Jennifer Harman. Le partite, giocate con stakes molto alti, avevano visto le ripetute vittorie da parte di Beal, che nel 2006 arriva così a mettere in ginocchio l’élite del poker mondiale, che fino a quel momento aveva registrato una perdita totale di oltre 13 milioni di dollari. La cordata decide di mettere insieme un ultimo milione e di affidare il proprio destino nelle mani di Phil Ivey, che in quel momento si trova a Los Angeles. L’americano si dirige all’aeroporto per prendere il primo volo per Las Vegas, e il 21 febbraio inizia la sfida titanica, con i bui di 30.000/60.000 dollari. Con una tattica di gioco super aggressiva, Ivey annienta il miliardario originario del Michigan, conquistando nel giro di tre giorni l’astronomica cifra di 16 milioni di dollari e sopperendo abbondantemente alla sanguinosa perdita accusata precedentemente dalla Corporation. Decisamente scorato per la pesante sconfitta, Beal dichiara che non tornerà più a sfidare dei professionisti a un tavolo da poker (salvo poi ricascarci nel 2015, con la sfida persa in favore di Todd Brunson, che gli costa un’ulteriore somma di 5 milioni di dollari).

Nel 2008, Ivey conquista il primo (e fin qui unico) titolo del circuito World Poker Tour della sua carriera, grazie alla vittoria ottenuta al torneo $9.900 + $100 No Limit Hold’em ­ Championship Event di Los Angeles, con annessa una vincita di oltre un milione e mezzo di dollari. Da quel momento, l’americano raggiungerà altri sette tavoli finali nei tornei del WPT, senza tuttavia riuscire a tornare alla vittoria nel circuito, mentre curiosamente non è mai arrivato un titolo dell’European World Tour, in cui il miglior risultato di Ivey rimane il secondo posto conquistato all’EPT Barcellona del 2006, dove si arrende al norvegese Bjørn-Erik Glenne.

Nel 2009 l’americano riesce nella conquista di altri due braccialetti WSOP grazie alle vittorie ottenute negli eventi $2.500 No­Limit 2­7 Draw Lowball e $2.500 Omaha/Seven­card Stud Hi­Lo (torneo cui avevano preso parte 376 giocatori). In questo periodo arrivano grandi soddisfazioni anche dalle sale da poker online, in cui l’americano riesce a conquistare nel giro di pochi anni un totale di circa 18 milioni di dollari.

Nel 2010 continua il successo di Ivey alle World Series of Poker, con la conquista dell’ottavo braccialetto contestualmente alla vittoria nell’evento $3.000 H.O.R.S.E., il cui tavolo finale vede la presenza di giocatori come Bill Chen, John Juanda, Jeff Lisandro e Chad Brown.

Nel 2012 giunge la vittoria al $250.000 Challenge dell’Aussie Millions, che gli garantisce un premio da oltre due milioni di dollari. Proprio quell’anno però iniziano i travagli giudiziari per l’americano, che si vede costretto a difendersi dall’accusa di aver vinto rispettivamente 7 milioni di sterline e 10 milioni di dollari nei casinò Crockfords di Londra e Borgata di Atlantic City utilizzando la tecnica dell’edge sorting. Vengono quindi avviate delle cause legali che si protraggono per anni, e che nel caso del Crockfords trova la sua conclusione nel 2017, con la Corte suprema del Regno Unito che dà ragione al casinò, riconoscendo dunque la scorrettezza del poker pro; sulla causa riguardante il Borgata, sembra invece non essere stata ancora scritta l’ultima parola.

Le vicende giudiziarie eclissano inesorabilmente la carriera del Tiger Woods del poker (la somiglianza tra i due non si limita all’aspetto fisico, ma riguarda anche e soprattutto la portata del dominio e il declino che hanno caratterizzato le rispettive carriere), che comunque piazza altre due zampate tra il 2013 e il 2014, con la vittoria del nono e del decimo braccialetto WSOP: con questo straordinario risultato, raggiunto all’età di 38 anni, Ivey diventa il più giovane di sempre a conquistare dieci braccialetti, nonché il più veloce a riuscirci (con soli 14 anni trascorsi dalla prima all’ultima vittoria).

Mentre il suo alter ego è tornato di prepotenza sulla scena del golf e continua a stabilire record (ha recentemente eguagliato il primato di 82 vittorie sul PGA Tour, dopo aver peraltro conquistato il Masters ad aprile), Ivey appare ben lontano dai fasti del passato, anche se la recente vittoria sfiorata nello Short Deck alle World Series of Poker Europe è un segnale incoraggiante. Difficile prevedere ciò che il futuro ha in serbo per “No Home Jerome”, a cui comunque nessuno potrà mai togliere il ruolo di primo piano che è riuscito a ritagliarsi nella storia del poker.

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